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Seconda vita batterie EV: cosa potrebbe succedere

Seconda vita batterie EV: cosa potrebbe succedere

Seconda vita delle batterie EV: cosa potrebbe succedere nei prossimi anni

Ogni settimana qualcuno mi chiede: "Ma quando la batteria della mia elettrica è da buttare, che fine fa?" È una domanda giusta, e ti dico subito che la risposta è molto più interessante di quello che si legge in giro. Le batterie delle auto elettriche a fine vita sono un tema che seguo da vicino, perché cambia in modo diretto come lavoriamo nelle autodemolizioni e cosa potranno trovare domani chi cerca ricambi usati. Ecco la mia lettura su come potrebbe evolvere questo settore.

Una batteria "esaurita" non è una batteria morta

Il primo concetto da capire è questo: quando una batteria EV non è più adatta a spingere un'auto, non è necessariamente inutilizzabile. Nella mia esperienza con le autodemolizioni, ho visto pack batteria ancora in grado di reggere il 70-75% della capacità originale. Non bastano per garantire l'autonomia che il costruttore dichiara su strada, ma per altri scopi potrebbero essere più che sufficienti.

La logica è semplice. Un'auto elettrica lavora in condizioni difficili: scariche rapide, ricariche veloci, caldo, freddo, vibrazioni. Un sistema di accumulo stazionario — pensiamo a un pannello solare sul tetto di un capannone o a una colonnina di ricarica con buffer locale — lavora in condizioni molto più controllate. Credo che in questo ambito le batterie di seconda mano abbiano ancora un potenziale concreto da sfruttare, e alcune aziende europee stanno già lavorando in questa direzione, anche se siamo ancora lontani da un mercato strutturato e diffuso.

Il problema più comune che vedo oggi è che le batterie vengono smontate senza un protocollo chiaro di valutazione dello stato. Manca una standardizzazione: ogni costruttore ha il suo formato, il suo sistema di gestione (BMS), i suoi connettori. Questo rende difficile riutilizzare un pack senza avere competenze specifiche su quel modello. Una possibilità concreta, nella mia lettura, è che nei prossimi anni si sviluppino centri specializzati — probabilmente legati alle stesse case automobilistiche o a operatori energetici — in grado di ricevere le batterie dalle autodemolizioni, testarle, smontarle in moduli e reimpiegarle in sistemi di stoccaggio energetico.

Cosa potrebbe cambiare per chi cerca ricambi EV usati

Qui arrivo al punto che interessa di più a chi passa su EmporioMotori. Se il riuso energetico delle batterie decolla davvero, cosa succede al mercato dei ricambi EV usati?

Nella mia lettura ci sono due scenari possibili, e probabilmente coesisteranno entrambi.

Il primo scenario è quello virtuoso: le autodemolizioni certificate che già oggi lavorano con veicoli elettrici imparano a distinguere le batterie ancora adatte alla sostituzione su strada da quelle che hanno senso solo per il riuso energetico. Una batteria con ancora l'80% di capacità residua vale molto di più come ricambio per un'auto dello stesso modello che come modulo per un impianto fotovoltaico. Se questo smistamento diventa prassi diffusa, chi cerca una batteria sostitutiva per la propria elettrica potrebbe trovare più disponibilità a prezzi più competitivi rispetto a oggi.

Il secondo scenario, meno ottimistico, è che la domanda di batterie per accumulo energetico faccia salire i prezzi anche per i ricambi destinati alle auto. Se un operatore energetico paga bene per un pack ancora funzionante, l'autodemolizione potrebbe preferire quella strada. Occhio a questo meccanismo: potrebbe creare una pressione al rialzo sui prezzi dei ricambi EV usati, almeno nel breve periodo.

Per darti un'idea dei valori in campo oggi: una batteria usata per un'utilitaria elettrica di fascia media, smontata da un veicolo incidentato con chilometraggio contenuto, si trova in alcune autodemolizioni italiane in una forchetta che va dai 2.500 ai 5.000 euro, dipende dal modello, dall'anno e dallo stato. È una cifra ancora alta rispetto ai ricambi tradizionali, ma è già lontana dai prezzi da nuovo. Credo che con il crescere del parco circolante EV — e quindi con più veicoli che arrivano alle autodemolizioni — questa forchetta possa scendere nel tempo, a patto che non intervenga la concorrenza con il mercato dell'accumulo a complicare le cose.

Un altro aspetto che seguo con attenzione è il ricondizionamento dei singoli moduli. Una batteria EV è composta da decine o centinaia di celle raggruppate in moduli. Non sempre il pack intero è compromesso: a volte sono uno o due moduli che abbassano la performance dell'insieme. Secondo le tendenze attuali, potrebbe svilupparsi una filiera di ricondizionamento che smonta i pack, testa ogni modulo, sostituisce quelli degradati e rimette in commercio batterie "ricostruite" a un prezzo intermedio tra il nuovo e l'usato tal quale. È una strada già percorsa per altri componenti — i motorini di avviamento ricondizionati, per dire — e non vedo motivi tecnici per cui non funzioni anche qui, se si creano gli strumenti diagnostici adeguati.

Il nodo vero, nella mia esperienza, resta la garanzia. Chi compra una batteria usata vuole sapere quanti cicli di ricarica ha ancora davanti, non solo quanti chilometri ha percorso il veicolo originale. Un odometro basso non dice nulla sullo stato di salute reale delle celle. Ecco perché credo che il prossimo passo obbligato per le autodemolizioni che vogliono stare sul mercato EV sia dotarsi di strumentazione diagnostica specifica, o appoggiarsi a laboratori esterni certificati. Chi lo farà prima avrà un vantaggio competitivo chiaro.

Domande frequenti

Posso comprare oggi una batteria EV usata dalle autodemolizioni?

Sì, è già possibile in Italia, ma il mercato è ancora frammentato. Non tutte le autodemolizioni sono attrezzate per smontare e certificare batterie ad alta tensione in sicurezza. Ti consiglio di rivolgerti a autodemolizioni certificate che lavorano specificamente con veicoli elettrici e ibridi, chiedendo esplicitamente se dispongono di dati sullo stato di salute (SOH) della batteria che ti propongono. Un venditore serio deve saperti rispondere.

La mia batteria EV potrebbe essere rivenduta a un impianto di accumulo invece che come ricambio?

In linea teorica sì, ed è una possibilità concreta che nella mia lettura diventerà più frequente nei prossimi anni. Al momento, però, la filiera del riuso energetico in Italia è ancora agli inizi e non esiste un canale strutturato per il privato che vuole dismettere una batteria. Se il tuo veicolo va all'autodemolizione, sarà quest'ultima a valutare l'utilizzo migliore del pack. Il tuo interesse, come proprietario, è rivolgerti a una struttura certificata che riconosca il valore reale del componente nel prezzo di ritiro del veicolo.

Il ricondizionamento delle batterie EV è già realtà in Italia?

È una realtà embrionale. Esistono alcune realtà artigianali e qualche operatore più strutturato che lavora su moduli, soprattutto per modelli con parco circolante già numeroso. Non siamo ai livelli di un mercato maturo, ma secondo le tendenze attuali potrebbe crescere significativamente nei prossimi anni, man mano che aumentano i veicoli elettrici che raggiungono la fine del loro primo ciclo di vita. Per ora, la raccomandazione pratica è verificare sempre chi ha eseguito il ricondizionamento, con quale strumentazione e se esiste una qualche forma di garanzia scritta sul risultato.

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· Perito automotive e consulente ricambi usati

Luca Martini è perito automotive con oltre 12 anni di esperienza nel settore dei ricambi usati e delle autodemolizioni certificate italiane. Ha collaborato con numerose officine meccaniche e carrozzerie in tutta Italia, specializzandosi nella valutazione tecnica di motori, cambi e componenti elettronici usati. Su EmporioMotori.it cura le guide tecniche per aiutare privati e professionisti a fare scelte di acquisto consapevoli.

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